Revamping – un affronto all’industria solare?
Nel momento stesso in cui un gruppo di persone condivide un interesse, ecco che si crea un gergo praticamente inaccessibile ai profani. E’ quanto accade in vari ambiti, per esempio nell’industria, nelle arti, nella musica, nello sport…E’ un comportamento comune, per così dire, e l’industria solare non è l’eccezione alla regola. Ciò nonostante, quello che è davvero interessante del gergo, è capirne il senso, quello che sottende e quello che dice della persona che lo utilizza. In questo articolo del blog, vorremmo dare la nostra personale interpretazione di un termine gergale appartenente al settore: il revamping.

Il revamping, leggasi rigenerazione, è un tema salito alla ribalta in alcuni paesi, tra cui Germania ed Italia per restare in Europa, dove gli EPC riscontrano problemi di prestazione dei moduli installati in centrali fotovoltaiche. Se da un lato la rigenerazione suona positivo, poiché significa letteralmente dare nuovamente energia, dall’altro la realtà non è poi così rosea, perché punta il dito contro i peggiori procedimenti del settore. In ambito fotovoltaico, il revamping coinvolge differenti realtà e può verificarsi a diversi stadi del ciclo vita di un progetto fotovoltaico. Si parla quindi di aumentare il ciclo vita di un impianto che ha già 20/25 anni. Oppure di intervenire su progetti esistenti, che non sono giunti alla fase finale del loro ciclo vita, ma che hanno bisogno di veder risolti alcuni problemi legati alla produttività dei moduli. O, ancora, di opportunità economiche, che aspirano ad aumentare le prestazioni dell’impianto, nonché la sua redditività finanziaria. Il revamping abbraccia un’ampia varietà di aspetti incluso moduli, inverter, strumenti di monitoraggio, O&M…E’ quindi un argomento piuttosto vasto.

 

Per questo articolo del blog, vorremmo concentrarci su quello che conosciamo ed amiamo: i moduli fotovoltaici. Il nostro obiettivo è dimostrare quello che i pannelli dicono del nostro settore e come utilizzare queste informazioni per progredire come collettività. Possiamo anticipare già che dal revamping siamo in grado di ricavare un unico buon insegnamento: imparare dai nostri fallimenti a non ripetere più gli stessi errori.

 

Il bicchiere mezzo pieno
Non possiamo negare che la rigenerazione abbia effetti positivi: primo fra tutti, favorisce gli affari. Un certo numero di aziende, sia che forniscano servizi, sia che vendano prodotti, beneficiano di questa opportunità di mercato. Secondo, alcuni proprietari possono trarre i migliori vantaggi dal loro impianto, e di conseguenza dal loro investimento, perché continuano ad imparare cosa significhi gestirlo e questo è indubbiamente positivo. Terzo, alcune centrali fotovoltaiche possono vedere migliorate le loro prestazioni ed il loro ritorno economico, giovandosi dell’opportunità offerta dall’abbassamento dei prezzi dei componenti. Ma è pur vero che si tratta di progetti installati quando c’erano generose tariffe incentivanti (FiT) e quando i pannelli costavano dalle cinque alle dieci volte in più rispetto a quanto invece costano oggi. Quindi stiamo parlando di un’occasione che probabilmente non si ripeterà in futuro, poiché oggi i prezzi sono così bassi, da rendere l’esborso finanziario assai meno significativo.

 

Affrontare la realtà – il bicchiere mezzo vuoto
Al di là di alcuni effetti positivi, il revamping, in realtà, è per lo più pieno di problemi.

 

A parte il guadagno a breve termine di un ristretto gruppo di attori, non possiamo certo considerarlo una fonte di soddisfazioni. Non è perché una fuoriuscita di petrolio ha alcuni risvolti economici positivi, che possiamo definirla buona di per sé. Sostituire moduli vecchi con pannelli nuovi potrebbe essere difficile e dipendere da normative attuative, come in Germania ed Italia. Ecco perché, fare in modo che le cose funzionino correttamente sin dall’inizio è la soluzione migliore. Come comparto, abbiamo inoltre responsabilità ambientali. Produrre pannelli fotovoltaici richiede energia e materie prime. Dopotutto, quello che cerchiamo è un ritorno positivo dell’energia investita, per produrre quel surplus necessario ad alimentare le nostre complesse società. Diventare un settore appagato da una sorta di obsolescenza programmata sarebbe una sconfitta intellettuale. Soprattutto quando non è così che dovrebbe essere.

 

Nella maggior parte dei progetti di revamping in cui sono coinvolti moduli fotovoltaici ci sono problemi legati alla loro qualità. E questo dovrebbe essere motivo di profonda riflessione nel settore, ovviamente, ma anche nel mercato in generale. Quindi, il fatto che una parte significativa dei moduli di una centrale fotovoltaica debba essere sostituita nei primi anni di attività non è un dato trascurabile. Soprattutto quando sono coinvolte più case. E’ paragonabile ad un infortunio sul lavoro che corrobora quegli studi di settore che denunciano un numero importante di problemi qualitativi sui pannelli fotovoltaici operativi. Il che ci porta a tre conclusioni importanti:
• C’è spazio di miglioramento quando si parla di selezione di materiali e, più generalmente, del processo qualitativo. L’alta qualità è lontana dall’essere scontata nell’industria fotovoltaica, ma è invece la base della nostra esistenza. Abbiamo già evidenziato questo punto, quando abbiamo affrontato nel blog i risultati dell’indagine DNV GL.
• La certificazione che protegge dalla mortalità infantile non ha saputo evitarlo. Dobbiamo quindi spingerci ben oltre ed i produttori devono assumersi le loro responsabilità.
• Chi acquista dovrebbe essere assolutamente al corrente di quanto finora detto e smetterla di pensare ai moduli fotovoltaici come a dei semplici beni di consumo, mentre il livello di qualità proposto dai fornitori è disomogeneo.

 

“Houston, abbiamo un problema”
Questa è la nostra definizione di revamping nel caso in cui i moduli debbano venir sostituiti a causa delle loro scarse prestazioni. Non è qualcosa di pianificato e nemmeno previsto, e proprio perché non voluto, non dovrebbe succedere. Quindi, sì, è un affronto al comparto, sempre così incline a vantarsi dell’affidabilità della propria tecnologia. Ma è anche possibile produrre moduli che durano. Questo però presuppone produttori che non si adoperino esclusivamente a ridurre i prezzi e un mercato che rifiuti l’idea del pannello fotovoltaico come bene di consumo. Per concludere con le parole di John Balfour, Presidente di Astropower Corp., gli attori del nostro mercato dovrebbero ambire a “ridurre i costi di impianti che sono affidabili, disponibili, di facile manutenzione, testabili e sicuri, ah, e profittevoli. “

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