Una cosa è certa: il test della sabbia e della polvere è importante!
Il test IEC 60068-2-68:1994: Environmental testing Part 2-68: Test L: Dust and sand Method Lc2 Free blowing dust è una specie di trattamento extreme body scrub condotto sui moduli fotovoltaici. Funziona così: portiamo i nostri pannelli in un rinomato istituto, dove passeranno le successive quattro ore (due ore per lato) facendosi soffiare addosso, su un’area delimitata della faccia anteriore e posteriore, un mix di particelle di polvere e sabbia di diametro pari a 380µm, ad una velocità di 18m/s. Il tutto in una sauna a 63°C e posizionati ortogonalmente rispetto al getto di sabbia.
Rilassante, vero?
Non proprio. Superare questo test ha però la sua rilevanza, anche se solitamente viene messo in secondo piano, confuso in mezzo ad altri considerati più importanti. Vediamo perché.
• Particelle di polvere e sabbia di diametro pari a 380µm sono considerate sabbia media (ISO 14688-1:2017) composta al 95% da silicio
• 18m/s corrispondono a circa 65km/h. Per rendere l’idea un haboob (tempesta di polvere e sabbia molto intensa, tipica delle aree desertiche) soffia ad una velocità tra i 35 ed i 100 km/h.
Nella operatività reale i moduli non sono sottoposti di frequente a questo tipo di sollecitazioni, così estreme e nello stesso momento. E’ però verosimile pensare che, se un prodotto supera una tale prova, abbia più possibilità di resistere ad operatività piena per lungo tempo. In primo luogo sabbia e polvere sono nell’aria e nel vento e colpiscono uniformemente l’intera superficie del pannello, sia fronte che retro. In secondo luogo, possono esserci variazioni importanti nelle condizioni di esercizio a seconda delle aree climatiche o del tipo di installazione.
Questo test è condotto per valutare come reagiscono i materiali in presenza di forti venti con sabbia e polvere e per verificare che l’abrasione che ciò comporta non intacchi le loro prestazioni, la loro efficienza e la loro affidabilità. In questa fattispecie backsheet e vetro sono sorvegliati speciali. La sabbia che viene soffiata sul modulo, infatti, si comporta come carta vetrata raschiando la superficie del vetro anteriore e della pellicola posteriore.
aleo ha superato questo test perché il vetro e il backsheet del pannello non sono danneggiati, come dimostrano le foto sotto e perché la sua sicurezza elettrica non è compromessa.
A Maggio di quest’anno, in uno studio della Dupont™ condotto su 3GW di potenza, 9 milioni di pannelli e 551 installazioni in Nord America, Europa, Asia e Medio Oriente, si è rilevato come il 16% dei pannelli (1.440.000 pezzi) presentassero difetti riconducibili all’invecchiamento/usura/abrasione del backsheet. Si è addirittura osservato un aumento dal 5 al 23% di casi tra il quarto ed il nono anno dopo l’installazione (www.photovoltaics.dupont.com).
Le cause sarebbero imputabili alla necessità dei produttori di abbassare i costi di produzione per essere concorrenziali e al conseguente utilizzo di strati sempre più sottili di film polimerico.
Ma, attenzione, questo non significa che, se non manutenuto, un impianto continuerà ad assicurare rese importanti nel lungo periodo. Sedimenti di sabbia e polvere, infatti, oltre ad essere potenzialmente rischiosi in termini di sicurezza (in casi estremi possono portare all’incendio se la junction box non è a tenuta stagna), inficiano anche le prestazioni del pannello. Tra il 2014 e il 2015 il TÜV Rheinland ha calcolato perdite fino al 3,7% in caso di impianti non manutenuti (i.e. non regolarmente puliti).
Quello che noi di aleo non smetteremo mai di sottolineare è che, anche in questo caso, la distinta materiali gioca un ruolo chiave unitamente alla manutenzione periodica. Poiché l’abrasione da polvere e sabbia non coinvolgerà mai solo una parte specifica del vetro o del film posteriore, sarà comunque fondamentale avere componenti di qualità in grado di resistere insieme per un periodo superiore ai 25 anni.